Contro l’anoressia non basta sdoganare la 46

La notizia è che “Miss Italia 2011” aprirà le porte alla taglia 46. Sembra che vogliano provare a smantellare quell’immagine di donna idealizzata, magra e sorridente, imposta dalla corrente mediatica e il cui effetto nefasto ha già fatto sentire, sui soggetti più fragili, i suoi segni mortiferi. Ci aveva già provato il governo Zapatero, oggi tocca a noi. Dopo varie campagne di sensibilizzazione contro l’anoressia, questo è l’ennesimo tentativo di cambiare un’epoca dell’immagine dove il canone estetico della magrezza è da sempre premiato, specie dai mass media. Ma davvero si diventa anoressici per il semplice effetto del condizionamento mediatico? L’anoressia è di certo il sintomo di una cultura dell’immagine e dell’incomprensione dell’immagine stessa. Non si diventa anoressici da soli ma in un contesto sociale dominato dalla mancanza d’“essere” e dove il corpo ruba il posto all’anima per riconoscersi, comunicare. Anoressia e Bulimia, infatti, non sono malattie del corpo ma esprimono con esso una sofferenza profonda, fatta per esser vista ed esibita attraverso il corpo. La magrezza, ne è solo il sintomo e chi ne soffre, è una persona talmente identificata con il proprio corpo che spesso non sa mettere in parole la sua sofferenza. Persone fragili, impotenti che cercano la propria identità in un peso corporeo idealizzato credendo che controllando il corpo possano controllare anche la propria vita. Si cerca approvazione nella magrezza inseguendo canoni estetici ideali, senza accorgersi che sarà la magrezza stessa, ben presto, a controllare. La magrezza diventa straordinaria conquista nonostante l’amenorrea, i sintomi depressivi, ossessivi, compulsivi che aumentano di pari passo con la perdita di peso. Come in una prigione, in un corpo sfinito e consunto, gli anoressici s’illudono di avere tutto sotto controllo, il loro corpo e i loro bisogni e giudicano debole chi “cede” ai bisogni del corpo. Si ergono così psicologicamente sugli altri, sui “deboli” ma a livello psichico sono esseri fragili e bisognosi, non amano se stessi e vivono con la paura di essere rifiutati o non essere amati. Servendosi dell’isolamento, evitano il rifiuto. Con la negazione del cibo mettono a tacere tutte le emozioni e questo, è certamente più sicuro del lasciarsi andare. Il dolore resta così incompreso, congelato nel corpo. Un dolore che non vogliono riconoscere e che spesso può nascondere una storia di traumi, violenze e abusi sessuali, dove l’unica soluzione diventa quella di “sparire” con il proprio corpo attraverso la via del digiuno, senza accorgersi che rifiutando il cibo, stanno rifiutando tutto ciò che è stato dato loro, anche la vita. Non è quindi il corpo ridotto ad un mucchietto di ossa senza spessore che chiede aiuto ma è la persona con il suo mal di vivere che ha bisogno di essere accolta. E’ chiaro quindi, che non è il condizionamento mediatico ad essere la sola causa dell’anoressia ma se si sceglie il corpo come teatro di sofferenza celata, è di certo perché viviamo in un epoca in cui il senso di ciò che siamo è ingabbiato nel modo in cui appariamo, conseguenza del suadente bombardamento mediatico. Fino a quando si darà attenzione solo a questo, la sofferenza non avrà mai modo di essere ascoltata. Se a “Miss Italia” si esibiranno “persone” e non solo corpi perfettamente modellati (magari con un aiutino chirurgico) con l’unica differenza in una taglia, allora sarà apprezzabile l’impegno. Ma crediamo davvero che a “Miss Italia” possano interessare “persone”?


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