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Colpevoli di pregiudizio

Saper distinguere il buon giudizio dal pregiudizio non è sempre facile. Tutti noi siamo in qualche misura inclini al pregiudizio. Basta un pettegolezzo, una notizia, un titolo di cronaca perché un pregiudizio prenda forma ufficiale senza renderci conto che ci stiamo solo facendo influenzare dal contesto. Il caso di Elisa Claps ne è un esempio, tutti accusano tutti ancor prima che vi sia una verità stabilita da chi di competenza sulla base di fatti e non di dicerie, che ben si adattano al pregiudizio. Senza ombra di dubbio tutti noi qualche volta volontariamente o involontariamente abbiamo avuto idee sbagliate giudicando male qualcuno e a sua volta, noi stessi siamo stati giudicati male. Tuttavia, se i pensieri che alimentano il pregiudizio vengono scacciati subito, è probabile che facciano poco o nessun danno. Ciò che è dannoso, è quando questi giudizi errati prendono ampiamente corpo fra la gente dando luogo ad azioni ingiuste, vessatorie o addirittura violente. Voci senza fondamento, spesso maligne, ingiuriose e calunniose che non si lasciano modificare nemmeno quando sopraggiungono informazioni che le contraddicono, perché ciò significherebbe perdere fiducia in qualche cosa che può in effetti esser vero. Nessuno può eliminare i pregiudizi, può semplicemente prenderne atto. Eisten addirittura sosteneva che è più difficile vincere il pregiudizio che dividere l’atomo. Ma perché abbiamo bisogno del pregiudizio e perché si diffonde così velocemente? Spesso accade perché ci vogliamo credere. Perché per gestire le nostre ansie è rassicurante trovare una verità in modo veloce ed economico. Di certo la realtà è da ciascuno di noi inventata, ciò che viviamo è solamente ciò che costruiamo, pertanto riteniamo vero solo ciò che il nostro pensiero decide che sia. Il pregiudizio però, è una delle nostre costruzioni più estreme, probabilmente dovuto alla nostra limitazione conoscitiva, un errore grossolano che costituisce un’azione “utile” a se stessi ma dannosa per l’altro. In questa realtà, le persone vengono costruite come colpevoli non perché lo siano realmente, ma solamente perché non sono facilmente comprensibili dalla massa che il più delle volte, attraverso il pettegolezzo, diventa preda di una “follia del pregiudizio”. Un bisogno personale di osservare l’altro attraverso il giudizio preconfezionato e diffonderlo mediante “contagio” per proteggere nevroticamente se stessi annullando l’identità dell’altro. E’ qui che sopraggiunge la fatidica domanda: Come facciamo a vincere il pregiudizio? Al di là di chi vive in prima persona un dolore subito, bisognerebbe imparare ad essere umili, imparziali, onesti e distaccati. E’ necessario saper cercare e saper trovare la verità, poiché la verità è il punto di partenza di ogni azione intelligente; è il solo metro col quale si possono misurare uomini e avvenimenti ed è l’unico mezzo che permette di evitare l’errore, la sconfitta e quindi l’amarezza delle conseguenze. E’ inutile cercare la verità se la ricerca non è onesta. Eppure ci risulta difficile. Sigmund Freud diceva: “Molte persone sono molto sensibili alla forza magica delle parole, che hanno il potere sia di provocare nell’anima collettiva le tempeste più violente, sia di placarle”.[…] “Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono farne a meno”. Forse per cercare la verità occorre vera indipendenza e una buona dose di coraggio. Il coraggio di accettare i nostri limiti e quelli della nostra conoscenza.


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